sabato 8 dicembre 2012

Il '68 negato dallo sport italiano

Voce Repubblicana, 8 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Intervista a Sergio Giuntini

Lo sport italiano si è accorto del '68 troppo tardi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sociologo Sergio Giuntini, autore di “Pugni chiusi e cerchi olimpici. Il lungo '68 dello sport italiano” (Odradek), saggio che affronta il tema del rapporto tra sport e politica nel ’68.

Sergio Giuntini, come è nata l’idea di un libro sullo sport e il ’68? E cosa ha voluto dire in merito alla storia del nostro sport in quegli anni?

“Io ho scritto questo saggio nel 2008 nel quarantennale del ’68 e dei giochi olimpici di Città del Messico e dalla famosa contestazione di Tommy Smith e John Carlos ai giochi di quell’anno, quando i due atleti di atletica leggera ‘festeggiarono’ con il pugno chiuso la vittoria alle olimpiadi, dicendo che avevano vinto per se stessi e non per gli Stati Uniti. Fu un gesto simbolico che ebbe una grande eco mediatica. Questo fenomeno ha interessato ampie fasce sociali. Questa protesta destabilizzò il sistema sportivo mondiale, che non era abituato a vedere la politica irrompere negli stadi e nei campi sportivi. E questo episodio si inserì in quella stagione del ’68, in cui dall’Europa agli Stati Uniti i giovani stavano conquistando il mondo. Quell’episodio ha confermato che lo sport, da sempre autoproclamatosi estraneo alla politica, ha dimostrato di essere un fatto profondamente politico”.

Ritiene che lo sport italiano sia lo specchio del conformismo politico del nostro paese e che lo sia stato anche in quegli anni?

“Il nostro sport è sempre stato ostile ai cambiamenti. Nel 1965 accadde un episodio molto eloquente ad un giocatore della nazionale italiana, impegnato in una trasferta in Polonia. Il giocatore non venne impegnato contro la Polonia perché portava i capelli lunghi. E la cosa non stava bene all’allenatore della nazionale italiana Edmondo Fabbri. Meroni non accettò di tagliarsi i capelli e non scese in campo”.

Cosa si ricorda dello sport italiano nel ‘68?

“Il ’68 è stato un fenomeno di grande portata che ha interessato ampie fasce della società italiana. Il ’68 italiano deve essere spostato all’inizio degli anni ’70. Nel nostro paese si tenta di assorbire quel fenomeno attraverso alcuni saggi politici in cui si contestava lo sport come fenomeno della conservazione. E finirono sotto attacco anche le Olimpiadi. In quel periodo iniziò un’interpretazione critica dello sport”.

Perché nel ’68 lo sport olimpico italiano e lo sport nel nostro paese ha attraversato un momento negativo?

“I nostro sport ottenne poche medaglie alle olimpiadi. Ma questa sconfitta aprì nel Coni un processi critico. Il Coni comprese che gli italiani impegnati nello sport erano pochi e mancavano le strutture e la cultura sportiva. Da lì partì una politica in cui il Coni ha cercato di massimizzare le sue risorse, creando una piccola ddr, in cui gli atleti erano e sono dei funzionari pubblici dello Stato, i cosiddetti ‘atleti di stato’”.  

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