giovedì 6 dicembre 2012

Quando il CIO non sa stare "ai Giochi"




Intervista a Mauro Valeri
Voce Repubblicana, 6 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Il CIO ha seguito i progressi della società nel campo delle discriminazioni sessuali e razziali, ma non è stato promotore di questi cambiamenti. Lo ha detto alla “Voce” Mauro Valeri, autore di “Stare ai giochi” (Odradek), libro che ha analizzato il rapporto tra discriminazione e giochi olimpici.
Mauro Valeri, come è nata l'idea di un libro sulla discriminazione operata nella sua storia dal Comitato Olimpico Internazionale?
“Rileggendo la storia delle olimpiadi ci si rende conto che quando viene disputata la prima olimpiade del 1896 siamo di fronte ad un evento per pochi. Al di la del motto del Barone De Coubertin, secondo il quale 'l'importante è partecipare', non si permetteva a molti di partecipare. Il CIO voleva riservare l'attività olimpica ai maschi, ai bianchi, normodotati ed eterosessuali. Se uno legge bene la storia delle Olimpiadi si rende conto che la storia di queste discriminazioni sono state incrinate perché lo sport ha nel suo spirito la capacità di andare oltre le discriminazioni. La lettura che viene data dei Giochi è negativa. Io condivido in parte questa visione. Ricordo uno scritto di Benjamin che, negli anni '30, definiva le Olimpiadi come la 'massima espressione della reazione'. Secondo me è possibile rileggere le Olimpiadi collegando le lotte fatte dai movimenti della società, come quelli delle donne e degli afroamericani, che hanno obbligato il CIO a rivedere le sue regole”.
L'interrogativo è proprio questo. Non ritiene che il CIO e lo sport avrebbero dovuto essere anticipatori di questo progresso?
“La storia del Comitato Olimpico ci dice il contrario. Il CIO si dimostra molto rigido nelle sue scelte e si dimostra molto in ritardo rispetto ai cambiamenti. Devo dire che, in alcuni momenti, il CIO ha dimostrato di capire dove stavano andando le spinte di innovazione della società. Nel caso delle donne – completamente escluse dalla prima olimpiade del 1996 – fino a quando un'atleta francese, la Millet, organizzò i giochi olimpici per donne. A quel punto, il CIO è stato obbligato a trattare con la Millet per impedire questa spaccatura. Non c'è dubbio che ci sia stato un grave ritardo, ma è stato interessante vedere come queste novità sono state recepite”.
Come si è comportato il CIO con i transessuali?
“In questo caso è stato interessante che i cambiamenti avvenuti nel 2003, l'ammissione dei transessuali ai Giochi, hanno rotto un tabù che finora era rimasto intoccabile. In Italia l'argomento non è mai stato affrontato”.
Sono mai state tolte medaglie per discriminazione di tipo sessuale?
“Quando l'Urss, nel 1952 comincia a partecipare ai Giochi, molti giornalisti sostengono che alcune donne, in realtà siano uomini. In questo caso, quando ci sono stati dubbi, a queste donne è stato impedito di partecipare ai Giochi”.   

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